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	<title>Racconti e Avventure di montagna Archivi | Andrea Freschi</title>
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	<description>Aspirante Guida Alpina 1L</description>
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	<title>Racconti e Avventure di montagna Archivi | Andrea Freschi</title>
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		<title>Via CASSIN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Freschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 21:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e Avventure di montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.andreafreschi.com/it/racconti-e-avventure-di-montagna/via-cassin/">Via CASSIN</a> proviene da <a href="https://www.andreafreschi.com/it">Andrea Freschi</a>.</p>
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		<p>La storia dell&#8217;alpinismo negli anni &#8217;30 si è colorata della corsa alla conquista delle tre grandi pareti nord delle Alpi. Il Cervino, l&#8217;Eiger e le Grand Jorasses. Le prime due richiedono un coerente stato di innevamento che le rendano meno soggette ai pericoli oggettivi delle stesse montagne. La parete nord delle Grand Jorasses, nonostante sia l&#8217;ultima ad essere stata conquistata, è l&#8217;unica che per essere percorsa agevolmente richiede delle condizioni &#8220;secche&#8221; tipiche del periodo tardo estivo nelle Alpi occidentali.</p>
<p>Estate 2020, quella post-covid, sono in giro in dolomiti per effettuare qualche salita di fine stagione. Stagione, che è stata molto ricca di salite e soddisfazioni. Mi contatta Chris, quello che io definisco &#8220;l&#8217;Alpinista&#8221;. Americano di Boulder, Colorado, si è trasferito a Genova ed insieme abbiamo già condiviso più di qualche giornata in falesia e alcune in montagna. Mi propone di fare una salita e mi parla di due idee, la diretta dei capuccini al Grand Capucin e la via Cassin allo Sperone Walker, parete nord delle Jorasses.</p>
<p>Entrambe sono allettanti, ma la Cassin, la Cassin è la Cassin! Optiamo alla fine per quella, verificando prima le condizioni e le meteo, sono ancora in Dolomiti, ma l&#8217;avventura è già iniziata! I preparativi sono frettolosi, e comprendono una deviazione ad Arco di Trento (famoso oltre che per l&#8217;arrampicata, anche per gli affari nei negozi specializzati) per recuperare una corda singola leggera da 60m. Scelta che si rivelerà vincente su un itinerario del genere.</p>
<p>Organizziamo la logistica e in un baleno partiamo, prima fermata è il parcheggio della Skyway, per lasciare l&#8217;auto e prendere un tattico Flixbus che ci porterà a Chamonix. Da lì si prende il mitico &#8220;trein du Montenvers&#8221; che ci porta all&#8217;imbocco della Mer de Glace. Una verticale discesa per ferrata fino al ghiacciaio e poi via veloci verso il rif. di Leschaux, dove ceneremo all&#8217;esterno e dormiremo. Questa è davvero una fermata tattica, perchè dal rifugio tramite apposito binocolo e relazione abbastanza dettagliata si può studiare per bene l&#8217;intero percorso del giorno successivo. La via in sè è abbastanza logica, la cosa importante è riuscire a capire dove si è, per evitare di finire fuori percorso, cosa che complicherebbe non poco la giornata, rendendo i tempi particolarmente lunghi.</p>
<p>Il nostro piano è quello di partire alle 2 del mattino per attaccare la via alle 4 e cercare di uscire in giornata dallo sperone, alto 1200m. Attaccheremo al buio e dopo circa due tiri inizieremo una lunga conserva che ci porterà ad essere alle prime luci sotto la fessura Allain-Rebuffat, passaggio più complicato dell&#8217;intera via. Saranno con noi sulla via una coppia tedesca, partita appena dietro di noi. e degli inglesi che hanno bivaccato sul ghiacciaio. La salita nella prima parte fila liscia, e la temperatura è anche gradevole. Dopo la fessura, una zona abbastanza semplice porta brevemente all&#8217;attacco del diedro di 75m. Con due lunghi tiri si affrontano questi delicati diedri e appena usciti si unisce a noi un simpatico vento gelido da nord-ovest, che alla lunga ci farà consumare tante energie in più e ci lavorerà lentamente ai fianchi.</p>
<p>Dopo un breve tratto caratterizzato da un camino nero si affronta un particolare passaggio di pendolo. Mi affido alle spiegazioni di Chris ed eseguo, una manovra abbastanza singolare da fare a metà dello sperone. La sezione successiva, quella delle Placche nere è forse quella più delicata e complessa da individuare. Questa lunga sezione porta alla lunga cresta, particolarmente evidente nelle binocolate del giorno precedente. E&#8217; una cresta atipica, verticale e di IV+ continuo. Il vento ora tende ad aumentare e vanifica i pochi raggi di sole che lo sperone prende nel tardo pomeriggio. Più in giù un possente elicottero nero recupera la coppia tedesca rimasta ormai centinaia di metri indietro e probabilmente sfinita.</p>
<p>Sono le 18 passate e ci rimane la lunga sezione dei camini rossi, particolarmente ostici in queste condizioni secche e a questo punto della giornata. Li affrontiamo lentamente, e ci prendiamo qualche pausa per vestirci più adeguatamente visto il vento incessante, Ci diciamo che ormai non ha senso correre e che in ogni caso riusciremo ad uscire in cima ancora con la luce. E così, alle 20 circa sia fuori dallo sperone ed in cima a Punta Walker. La notte la passeremo però bivaccando appena più sotto dove al limite tra il ghiaccio e la roccia sulla normale alle Jorasses c&#8217;è qualche posticino appena comodo., temperatura decisamente freddina.</p>
<p>Personalmente sono sfinito, sopratutto dal vento che non tende a calare e mi infilo nel sacco e nel telo termico, mentre Chris, fresco come una rosa si mette all&#8217;opera per prepararsi un bel brodo da gustare insieme allo spettacolo di qualche fiocco di neve che colora questo suggestivo tramonto. La notte è caratterizzata dal vento che probabilmente aumenta ancora e rompe il mio telo termico. Prima però lo stesso telo aveva fatto fin troppo il suo e a causa del calore era tutto zuppo. Solo con il sacco il resto della notte è stato perfino migliore.</p>
<p>Siamo svegliati dalle prime luci e ovviamente anche dal vento, ci mettiamo un po&#8217; ad uscire dalla catalessi e piano piano prendiamo la via normale per scendere a valle, lato italiano. Lentamente affrontiamo, tra roccia e ghiaccio, i 1400m di dislivello che ci dividono dal rifugio Boccalatte, dove ad ora di pranzo ci concediamo una meritata mega-pasta! Lì al rifugio troviamo sfiniti i quattro inglesi che avevano bivaccato sul ghiacciaio due giorni prima. Ci dicono di essere arrivati in cima a mezzanotte e di avere iniziato subito la discesa verso il rifugio che hanno raggiunto dopo più di undici ore&#8230; Meglio bivaccare in alcune situazioni, ed evitare di esporsi ad eccessivi rischi dovuti alla stanchezza in posto come le Jorasses.</p>
<p>Con questa salita, condivisa con un supereroe di nome Chris, le Grand Jorasses sono diventate (anche per altre salite) la mia montagna preferita&#8230; e ancora qualche salita imperdibile mi manca&#8230;.</p>
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		<title>Via RATTI-VITALI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Freschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jan 2024 17:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e Avventure di montagna]]></category>
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		<p>Da un tempo veramente lungo desideravo questa guglia, l&#8217;Aiguille Noire de Peuterey. Era stata una delle prime che avevo visto e ammirato nella mia prima vacanza alpinistica in Val d&#8217;Aosta. Ero al rifugio Monte Bianco in val Veny, dopo un lungo viaggio e lei era lì ad osservarmi, e io a mia volta la osservavo senza sapere chi o cosa fosse. Più tardi quella notte, mi colpì per quanto era più sinistra che di giorno, tutto condito da una super luna e dagli immancabili rumori di crolli del ghiacciaio della Brenva d&#8217;agosto. Un bel benvenuto!</p>
<p>Estate 2019, sono d&#8217;accordo con Muyo per combinare una salita seria, e il nostro primo sguardo da un po&#8217; di tempo a quella parte va verso la cresta di Santa Caterina, alla punta Nordend sul Monte Rosa. Ad inizio settimana però una intensa perturbazione ha portato un po&#8217; di neve in quota&#8230; anche quest&#8217;anno tocca cambiare meta. Come sempre però non ci perdiamo d&#8217;animo e al ritrovo ad Ivrea individuiamo due principali soluzioni, tutte e due in zona Monzino. Non perdiamo tempo carichiamo tutto e l&#8217;incontrario di tutto in macchina e ci avviamo, decideremo per strada.</p>
<p>Le due possibilità più interessanti sono la Cresta dell&#8217;Innominata al Bianco e la Ratti-Vitali all&#8217;Aiguille Noire de Peuterey, e Muyo lascia che la scelta sia mia. Sono un po&#8217; combattuto, per un motivo o un altro la cima del Bianco mi è sempre scappata, ma alla fine pronuncio quelle due parole, Ratti-Vitali! E così, mentre intraprendiamo l&#8217;ormai &#8220;familiare&#8221; avvicinamento al rifugio Monzino la osservo, la Noire, ora che ci sto andando mi sembra ancora più sinistra.</p>
<p>L&#8217;accoglienza al Monzino è al solito super, cosi come l&#8217;abbondante porzione di lasagna e la cameretta privata, ma la partenza è per le 3 in punto, un po&#8217; ce li meritiamo questi vizi. L&#8217;avvicinamento fino al colle dell&#8217;Innominata fila liscio, il tempo di rilassarci cinque minuti e poi lo scenario cambia, ci caleremo dal canalino fino al ghiacciaio del Freney, per quei luoghi memori di una tra le peggiori tragedie dell&#8217;alpinismo, il Pilone Centrale 1961. E il Freney è veramente un posto tetro, nelle prime luci del giorno lo attraversiamo cercando una soluzione logica in un posto che è un caos di crepacci. In lontananza scorgiamo una sosta con cordino e la sosta zero, quella da cui iniziano i 22 tiri che ci separano dalla cima. Attacchiamo, e poco dopo ci raggiunge sulla via una cordata di Cechi, sempre piacevole avere un po&#8217; di compagnia in questi luoghi.</p>
<p>La salita scorre veloce, tra i primi tiri fisici e &#8220;caminosi&#8221; e la seconda parte sulla carta più semplice, arriviamo a metà via in tempi ragionevoli. Ora c&#8217;è la parte tecnicamente più impegnativa, tra roccia un po&#8217; dubbia, un tiro dato 6a e un bel tirone strapiombante da affrontare in artificiale. Gli ultimi tiri vista la stanchezza restano impegnativi e i piedi iniziano a chiedere pietà, per fortuna però abbiamo portato delle comode scarpe da avvicinamento per affrontare le 22 calate in corda doppia che ci depositeranno di nuovo sul Freney!</p>
<p>Alle sei del pomeriggio attraversare il Freney è veramente una cosa poco raccomandabile, ma ci tocca e con molta cautela lo affrontiamo, ma niente a confronto della risalita del secco canalino per il colle dell&#8217;Innominata, la luce ormai scarseggia e dobbiamo pescare nel serbatoio delle energie per raggiungere il rifugio, dove a sorpresa il gestore ci aspetta con dei monumentali piatti di pasta, un po&#8217; una versione rivisitata dello spaghetto di mezzanotte! Così dopo una giornata lunga, siamo pronti per dormire esattamente dove ci eravamo svegliati, ventidue ore prima&#8230;</p>
<p><a href="https://www.enricobonino.com/wp-content/uploads/2016/08/Aiguille-NOire-de-peuterey-ratti-vitali-1.pdf">Relazione da noi usata per la Via RATTI-VITALI</a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.andreafreschi.com/it/racconti-e-avventure-di-montagna/via-ratti-vitali/">Via RATTI-VITALI</a> proviene da <a href="https://www.andreafreschi.com/it">Andrea Freschi</a>.</p>
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		<title>Via DON QUIXOTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Freschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jan 2024 17:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e Avventure di montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.andreafreschi.com/it/racconti-e-avventure-di-montagna/via-don-quixote/">Via DON QUIXOTE</a> proviene da <a href="https://www.andreafreschi.com/it">Andrea Freschi</a>.</p>
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		<p>Sono appena terminate in Marmolada le selezioni per il corso guide. Dopo cinque intensi giorni tra Marche e Dolomiti la pressione è svanita e rimane la voglia di approfittare per fare qualche vietta li in zona&#8230; il risultato? beh sarà quel che sarà! Intanto pensiamo a goderci il posto.</p>
<p>Mi accordo con Ste per fare qualche salita veloce per poi provare l&#8217;obiettivo grosso, la parete sud della Marmolada, via Don Quixote. Ci vediamo in zona Canazei ed organizziamo un paio di giornate lì, la Shubert al Piz Ciavazes e la Tissi alla Prima Torre del Sella. Queste due belle e veloci salite che condividiamo con Paola e Fabio mi servono per ritrovare un po&#8217; di feeling con le vie dolomitiche, certo la Don Quixote non è la via più difficile del mondo, ma la parete dove corre è veramente una parete importante, meglio andarci senza troppi pensieri.</p>
<p>Appena scesi dalla prima torre del Sella, abbiamo appena il tempo per mangiare un boccone e poi via veloci a Malga Ciapela per l&#8217;avvicinamento al rifugio Falier, dove dormiremo. Al rifugio incontriamo tre amici, due dei quali hanno fatto le selezioni con me, anche loro saranno sulla nostra via l&#8217;indomani. Ci assicurano che hanno già individuato l&#8217;attacco e il sentiero per raggiungerlo, questo ci faciliterà parecchio le prime fasi che affronteremo al buio la mattina seguente. L&#8217;avvicinamento è effettivamente non banale, nella parte finale bisogna seguire un esile traccia che porta sotto la parete, ancora col buio ci prepariamo ad attaccare questa monumentale parete.</p>
<p>La via nella prima parte è facile, bisogna solo avere un po&#8217; di fiuto per non sbagliare strada. La roccia è per molti tratti veramente ottima, ma non mancano poco raccomandabili tratti di roccia delicata sparsi qua e là. Ci ritroviamo verso la parte prima della cengia mediana troppo a destra e tocca trovare la strada per raggiungere il diedro camino che con tre tiri ci porterà in cengia. Raggiunto questo diedro, l&#8217;arrampicata cambia decisamente marcia ed è proprio da questo tiro che bisogna cominciare a sgomitare usando uno stile old-style fatto di incastri tra le lisce pareti, una bella sveglia! Riusciamo a passare e con altri due tiri siamo in cengia, che è già un risultato visto che esistono delle vie di fuga che permetterebbero di calarci alla base. Qui in base alle condizioni del cielo ci eravamo posti un brain-storming. I ragazzi hanno già attaccato la seconda parte, il cielo è prevalentemente sereno&#8230; andiamo!</p>
<p>La seconda parte della via è effettivamente più bella e impegnativa, i tiri logici, avendo anche i ragazzi davanti riusciamo a procedere velocemente. E in breve arriviamo alla sosta sotto il tiro chiave. Tocca a Ste questo tiro gradato VI+/A0, che è veramente riduttiva come valutazione. Rimangono altri pochi tiri e il freddo dei 3000 e passa metri comincia a farsi sentire come la stanchezza. Stringiamo i denti e alle 17 in punto siamo in cima. Due veloci calate ci depositano sul ghiacciaio che per fortuna è ancora coperto da neve. Il che ci facilita la discesa, i ramponi a questo giro rimangono nello zaino, semplice bagaglio di questa magnifica giornata. Riscendiamo al passo Fedaia dove abbiamo lasciato una provvidenziale macchina. Con i ragazzi siamo d&#8217;accordo per mangiare un boccone insieme, sarà un&#8217;improbabile pizza dal nepalese a Sottoguda, la prima di tante&#8230;</p>
<p><a href="https://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/marmolada/marmolada.htm">Relazione da noi usata per la Via DON QUIXOTE</a></p>
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		<title>Via Navasa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Freschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2024 17:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e Avventure di montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.andreafreschi.com/it/racconti-e-avventure-di-montagna/via-navasa/">Via Navasa</a> proviene da <a href="https://www.andreafreschi.com/it">Andrea Freschi</a>.</p>
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		<p>Non era la mia prima volta su questa via. Non era la mia prima volta al rifugio Bosconero, neanche la seconda, era già la quarta, ma questa volta aveva qualcosa di speciale. Il giorno dopo sarebbe iniziato l&#8217;esame di accompagnamento su roccia, l&#8217;ultimo esame per completare il mio percorso da aspirante. L&#8217;appuntamento era fissato per le 18:00 il giorno successivo a Rocca Pietore. Chiaramente non sarebbero stati ammessi ritardi. Ma ci tenevo a rispettare la mia promessa ad Adele (la mia compagna) di portarla a scalare a Bosconero, era salita apposta con me per fare qualche vietta di riscaldamento pre-esame, ma per ragioni meteo l&#8217;esame era stato anticipato di un paio di giorni, cosa fare, provare o non provare?</p>
<p>In realtà dentro me ero combattuto, razionalmente risuonava la voce del perché rischiare, ma d&#8217;altra parte la via la conoscevo bene avendola fatta solo un anno prima anche con tempi di percorrenza piuttosto brevi, e sia le condizioni che il meteo per il giorno dopo sembravano ottimali. Alla fine risolsi il dubbio dentro me, senza far trapelare niente, si va!</p>
<p>Dopo una ritirata per pioggia imprevista dai lastoi di Formin, riguardiamo attentamente i meteo e alla fine percorriamo le belle strade della Val di Zoldo per arrivare al lago di Pontesei, qui inizia il trekking per raggiungere il rifugio, 600m di dislivello in un magnifico e afoso bosco, da percorrere con tutta calma per arrivare in un posto da sogno. Un verdissimo prato, vista perfetta verso la Val di Zoldo, tre piccoli edifici alle spalle e l&#8217;incombente mole della Rocchetta Alta, dove corrono vie magnifiche su roccia fantastica.</p>
<p>L&#8217;atmosfera come al solito al rifugio Bosconero è magica, staff gentile e disponibile, cibo buonissimo e letti comodi, organizziamo tutto il materiale prima di andare a dormire e la notte scorre tranquilla, più tranquilla di tante altre. Per precauzione la sveglia suonerà prestissimo 5:45, ma bisogna avere del margine. Puntiamo ad attaccare per le 7:00 massimo e diversamente dal piano originale tirerò io tutta la via che già la conosco.</p>
<p>&#8230; dopo qualche magnifica ora di arrampicata &#8230;</p>
<p>Sono le 12:45 siamo sulla cengia d&#8217;uscita, tutto è filato veramente liscio! A parte un classico canale dolomitico con un paio di brevi calatine, difficilmente potranno esserci altri intoppi. La mia mente che è comunque stata tesa per tutta la salita, comincia a rilassarsi, ma quel po&#8217; che non guasta, bisogna tenere le antenne dritte almeno fino alla fine del canale dove imboccheremo il sentiero che ci riporterà al rifugio. Ma siamo rapidi e alle 14:45 siamo già pronti per risistemare gli zaini per la discesa dal rifugio a valle, decidiamo di gestire diversamente quei 15 minuti di extra-time che ci siamo guadagnati, io per una immancabile birra al rifugio, Adele per mettere i piedi in un bel ruscello poco sotto al rifugio, e con un buon anticipo all&#8217;orario limite che mi ero prefissato per essere giù, siamo pronti per partire, direzione Rocca Pietore, direzione esame!</p>
<p><a href="https://www.ormeverticali.it/relazioni/bosconero-navasa/">Relazione da noi usata della Via NAVASA </a></p>
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		<title>Via COSTANTINI APOLLONIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Freschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2024 17:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e Avventure di montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.andreafreschi.com/it/racconti-e-avventure-di-montagna/via-costantini-apollonio/">Via COSTANTINI APOLLONIO</a> proviene da <a href="https://www.andreafreschi.com/it">Andrea Freschi</a>.</p>
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		<p>La Tofana di Rozes, con i suoi imponenti pilastri perfettamente esposti a sud. Da tanti anni avevo puntato questa parete.</p>
<p>Anno di corso guide, periodo di modulo in Dolomiti. Con un paio di colleghi (Luca e Paolo) decidiamo di anticiparci per fare qualche via di &#8220;riscaldamento&#8221;. Dopo qualche giorno e qualche via, Paolo va via ma al suo posto arriva Paola, da sempre punto di riferimento nelle Dolomiti&#8230; Ci rimangono due giorni prima del modulo, e il meteo non è male! Il primo decidiamo di andare a ripetere la via del Drago sul Lagazuoi Nord, per il secondo siamo indecisi. Mi faccio avanti e propongo una via che ho nel mirino da un bel po&#8217;, la Costantini-Apollonio sul secondo pilastro della Tofana di Rozes, è il momento.</p>
<p>Luca è un po&#8217; in dubbio, Paola ci dà completa disponibilità a seguirci. Propongo di tirare io tutta la via, ma alla fine partirà Luca per poi cedermi il comando.</p>
<p>Così facciamo, sveglia presto e all&#8217;attacco siamo i primi &#8230;e unici. Solo un&#8217;altra cordata sul secondo spigolo di Tofana e qualcun&#8217;altra inmancabile durante la giornata sul classico primo spigolo. Luca affronta i primi sette tiri e poi sul primo cengione mi cede il comando. Fino a quel punto la roccia era grigia e bella compatta, ora tocca a me e a vederne il colore la musica sarà tutta un&#8217;altra. Ma sopratutto mi aspettano tre tiri piuttosto impegnativi. I due tetti e la schiena di mulo. I tetti, anche se non enormi, si notano bene anche dal parcheggio, &#8220;il mulo&#8221; sarà tutto da scoprire!</p>
<p>Dopo un tiro piuttosto marcio siamo sotto il primo tetto. Provo a scalarlo, non è impossibile ma arrivati al punto clou, la roccia veramente unta e consumata mi fa desistere. Via di artif, e per fortuna dall&#8217;alto pende una fettuccia rossa collegata ad un fix (ce ne sono pochissimi nella via, ma danno una certa tranquillità nell&#8217;affrontare questi ostici passaggi). Già così è un cinema, senza quella fettuccia&#8230; chissà! La sensazione che dà il vuoto su questo passaggio è veramente forte.</p>
<p>Due bei tiri da scalare e di nuovo un altro tetto. Su questo desisto subito per la libera, anche se forse è un po&#8217; più semplice. Si esce e comoda cengia, sosta e un antro buio sopra le nostre teste, eccoci alla famigerata &#8220;schena de Mul&#8221;. Questo tiro è un tiro senza tempo e senza grado, increbile cosa sono riusciti a fare negli anni &#8217;40&#8230;</p>
<p>Passato il mulo, un po&#8217; di sollievo il peggio è passato, ma mancano ancora un po&#8217; di tiri, per lo più su diedri gialli marci, ma queste sono le Dolomiti, bisogna saperne apprezzarne tutti i lati. Il resto fila liscio compresa la discesa che non è da sottovalutare, come sempre in Dolomiti!</p>
<p><a href="https://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/tofana6/tofana6.htm">Relazione da noi usata della Via COSTANTINI-APOLLONIO </a></p>
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